Il magazzino monstre dei crediti non riscossi, che nel 2019 valeva 813 miliardi, è quasi del tutto irrecuperabile: il fisco infatti conta di incassarne solo 25,5 miliardi, appena il 3,43%.
A certificarlo in una lunga analisi sull’impatto di questi crediti sulla contabilità pubblica è la Corte dei Conti che ricorda come il magazzino sia lievitato in gran parte per i tempi lunghi, prorogati di anno in anno, fissati per dichiarare definitivamente inesigibili i ruoli, una volta tentate tutte le strade della riscossione. Il governo, dopo un braccio di ferro della nuova maggioranza allargata proprio sulla pulizia di questo magazzino, tradotto in un mini-condono delle vecchie cartelle fino a 5mila euro, ha promesso una riforma della riscossione.
La road map andrà indicata dal ministero dell’Economia, con un documento da presentare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto Sostegni, quindi entro il 22 maggio. Per affrontare la riforma della riscossione non si potrà, comunque, non partire dai numeri: quelli che riordinano i magistrati contabili sono quelli forniti ogni anno dall’Agenzia della Riscossione – la ex Equitalia – che deve indicare, ai fini della contabilità pubblica, la «valutazione del grado di esigibilità dei crediti iscritti a ruolo». Ad essere più difficili da recuperare, secondo il documento della Corte, sono Iva e sanzioni sulle imposte dirette. Insieme a Irpef, Ires e le sanzioni sulle imposte indirette, queste sole 5 voci rappresentano il 77-78% dei crediti inesigibili.
A zavorrare la macchina della riscossione sono però i crediti di soggetti falliti, deceduti, nullatenenti o per cui si è tentata invano la riscossione, come ricordato più volte anche in Parlamento dal direttore dell’Agenzia delle Entrate e della Riscossione Ernesto Maria Ruffini. Sui soggetti falliti si stima un potenziale incasso del 3,81%, cioè 4,98 miliardi sui 130 miliardi di residuo. Incasso zero viene stimato invece per quei soggetti nei confronti dei quali si è già tentata invano, negli anni, una azione di riscossione e per i soggetti nullatenenti (che rappresentano circa altri 324 miliardi di magazzino).
Nei 25 miliardi complessivi di potenziale “incassabilità” la quota più rilevante è rappresentata dai 9 miliardi e mezzo di possibili incassi dai soggetti più solvibili (che hanno appunto debiti per 46,6 miliardi) e altri 8,2 miliardi dai piani di rate in essere (e non revocate).