Non è un inseguimento facile, quello del legislatore sulle tracce dei cybercriminali per risolvere i crimini informatici.
I secondi sono inventivi e veloci. Il primo è riflessivo e lento, anche perché in generale è meglio così. Ma in ogni caso i reati collegati ai crimini informatici sono sanzionati dal Codice penale italiano in modo più che accettabile. E non da ieri, ma dal lontano 1993, quando la legge 547 modificò appunto Codice e Codice di procedura penale per rispondere alle esigenze di sicurezza informatica di un modo già allora in cambiamento.
Sintetizzando, le categorie più importanti con cui si possono catalogare i reati informatici sono cinque: frode informatica, accesso abusivo a un sistema informatico, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi, diffusione di hardware e software diretti a danneggiare sistemi e infine intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.
A chi rivolgersi se si scopre di essere diventati una vittima degli hacker? Alla Polizia postale e più precisamente allo Sportello per la sicurezza degli utenti del web del Commissariato di P.S. naturalmente online.