Anche fra gli architetti varesini il Superbonus 110%, che aveva generato particolare entusiasmo, nella pratica sta provocando luci e ombre.
Innanzitutto da un punto di vista architettonico, secondo Elena Brusa Pasquè, presidente dell’Ordine degli Architetti di Varese, «si tratta di uno strumento straordinario e utile perché finalmente, in questo modo, sarà possibile riqualificare il territorio degradato. Molti edifici di bassa qualità costruiti negli anni Sessanta e Settanta, che sprecano molto in termini di energia e hanno rovinato le nostre periferie da un punto di vista paesaggistico, cambieranno volto. Inoltre subiranno una grande rigenerazione energetica che, altrimenti, non sarebbe stato possibile compiere perché, in un condominio c’è sempre qualcuno che non può o non vuole pagare una ristrutturazione complessiva».
Tuttavia c’è anche il rovescio della medaglia: «La norma», aggiunge la rappresentante degli architetti, «è troppo complessa e il rischio è che, con cinque anni per effettuare possibili verifiche, si possa cadere in qualche errore e perdere tutti i benefici. E anche le cosiddette ultime semplificazioni apportate, fanno rima con complicazioni, perché di difficile interpretazione.
Purtroppo ciò deriva, spiace dirlo, anche dal fatto che l’italiano cerca sempre di aggirare le norme e, quindi, i legislatori scrivono le leggi cosi complesse forse con l’obiettivo di evitare queste furberie». In realtà, però, probabilmente il furbo si comporta sempre allo stesso modo, mentre al cittadino onesto si rizzano i capelli nel tentativo di fare tutto in regola seguendo pedissequamente il tomo delle regole. Ma c’è anche un altro problema che sta emergendo in modo prepotente: «Stiamo assistendo», aggiunge Brusa Pasquè, «a una vera e propria speculazione da parte del mercatodell’edilizia: i costi sono esagerati su molti comparti come i ponteggi e i materiali isolanti, il ferro e il rame i cui prezzi sono schizzati alle stelle. Ma lo Stato, ricordiamolo, non rimborsa il 110% o il 90% in modo generico. Se si superano i massimali dei bollettini regionali o del Bollettino dei prezzi DEI, la differenza la deve mettere il cittadino. Il rischio è che si blocchi tutto e mi auguro che qualche garante intervenga rispetto a questo boom sui prezzi, schizzati in alto in soli due mesi in modo esagerato».













