Da un lato le Stem, garanzia di occupazione e stipendi più alti.
Dall’altro le materie umanistiche, meno remunerative ma fondamentali per la crescita culturale di una società. Ogni anno, migliaia di giovani si trovano di fronte a questa scelta: seguire la scienza e la tecnica per un futuro “sicuro” o dedicarsi alle discipline umanistiche, con la consapevolezza di dover faticare per trovare spazio?
I dati sono eloquenti. Secondo l’ultimo rapporto Almalaurea, gli occupati tra i laureati Stem sono il 92% a tre anni dalla laurea, con retribuzioni superiori del 30% rispetto a quelle dei colleghi umanisti. Tuttavia, sono le discipline umanistiche a formare capacità critiche e di analisi, necessarie per interpretare il mondo e supportare l’innovazione tecnologica stessa.
E se la vera soluzione fosse superare il divario? In paesi come gli Stati Uniti, le aziende tech cercano laureati in filosofia o lettere per sviluppare capacità di pensiero critico e creativo. L’Italia, invece, continua a relegare gli umanisti a ruoli marginali, quando potrebbero essere una risorsa preziosa per le sfide del futuro. La vera innovazione nasce dall’intersezione tra competenze tecniche e comprensione umana: una sinergia che arricchirebbe tanto le aziende quanto la società.
OISCHOOL, Il successo di un metodo vincente
Correva l’anno 2012 quando un gruppo di mamme spinte dal desiderio di offrire ai propri figli un’istruzione innovativa ebbe l’idea di creare la Olona International School, una scuola italiana nel DNA, ma con il 60% delle ore in lingua straniera; una scuola multilingue...